Fin da piccola la fotografia ha fatto parte della mia vita.

Essere fotografata da uno zio appassionato mi ha permesso di mantenere traccia e ricordi di varie fasi della mia vita.

Quelle immagini avevano la grande capacità di riportarmi nella memoria lì, in quel presente, con le sue luci, i suoi profumi e quella sensazione di pace.

Ricordo benissimo quel prezioso rituale che mio zio riservava a me e ai miei fratelli: appena arrivava in paese veniva a trovarci e, dopo averci mostrato i suoi regali, ci metteva in posa per farci degli scatti. 

Nella mia testa di bambina, ultima nata in una famiglia di 8 persone, traducevo quel suo rituale come un modo per dirmi che ero bella, che meritavo amore, che mi amava. Almeno lui.

Successivamente, nel corso della mia vita, ho vissuto un grande allontanamento dalla fotografia, perché rifiutavo l'immagine che quegli scatti mi donavano indietro. Quelle foto mi facevano da specchio mostrando quelle parti di me (molteplici) che non avevo ancora accettato ed accolto e che, anzi, ho rifiutato per moltissimi anni.

Per questo nella mia biografia fotografica, ci sono dei "vuoti": anni senza alcuna immagine a raccontare di me. 

Fino a quando un giorno, all'incirca 10 anni fa, mi assalì così all'improvviso il desiderio di possedere una macchina fotografica tutta mia per poter fare foto.

A cosa o a chi non sapevo ancora. Solo scattavo.

Negli anni si susseguirono varie vicissitudini personali fino ad arrivare ad un ricovero urgente in ospedale a causa di una malattia autoimmune grave.

Persa nell'oblio di me stessa, dimenticai tutto.

Fino a quando un giorno non decisi che sarei guarita e tornata a casa, perché avevo ancora molte cose da vivere e una vita vera di cui godere appieno.

Tornata a casa mi ritrovai nella più completa solitudine.

E fu così che riabbracciai quella macchina fotografica.

Un pò per gioco, un pò per passatempo, decisi che dopo i paesaggi era ora che provassi a ritrarre persone.

Ma non mi sentivo assolutamente all'altezza di poter chiedere a chiunque di posare per me!

E fu così che, guardandomi allo specchio, mi accorsi che una modella ce l'avevo a portata di mano: Me stessa.

Centinaia, migliaia di scatti fatti senza alcuna preparazione tecnica. Semplicemente, sperimentavo.

Sperimentavo l'uso della macchina fotografica e l'importanza delle Luci.

Almeno così io credevo. 

In realtà stavo sperimentando un percorso ben più profondo ed importante: quello verso me stessa.

E fu così che iniziai il mio percorso di Ri-Nascita e Ri-Scoperta, che mi permise, nell'arco degli anni a seguire, di prendere contatto con le parti di me che avevo rifiutato da chissà quanti anni e che ora urlavano prepotentemente per poter vivere ed essere messe in Luce.

Ed io le ascoltai.